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martedì 18 febbraio 2014

Storia di un genere letterario: il poliziesco

Oggi vi parlo del romanzo poliziesco, o giallo.

Storie che presentano qualche elemento di poliziesco nei tempi precedenti alla sua invenzione vera e proprie sono tragedie come l'Edipo di Sofocle, oppure la Storia di Susanna nella Bibbia. Questo per quanto la tradizione occidentale, perché poi, nella letteratura cinese del XVIII secolo, è presente una tradizione di storie di detective. Convenzionalmente si fa però iniziare la storia del genere giallo nel 1841, quando Edgar Allan Poe pubblicò I delitti della Rue Morgue. Per la prima volta in Europa, un personaggio dotato di grandi capacità deduttive, Auguste Dupin, cercava di risolvere casi criminali. Non si reca neanche sui luoghi del delitto, lavora esclusivamente con il suo cervello. Questo venne ripreso da un altro grande dei primordi della letteratura poliziesca, Sir Arthur Conan Doyle, inventore di Sherlock Holmes, che con ha caratteristiche simili a Dupin e sarà 'copiato' da altri grandi autori del giallo detto deduttivo, come Agata Christie, creatrice di Hercule Poirot, protagonista di circa 25 storie.

La popolarità del genere poliziesco fu immediata, e crebbe sempre di più fino al ventennio 1920-1940, detto
'epoca d'oro del giallo'. All'inizio del XX secolo, però, altri scrittori si erano cimentati in questo genere, come Edgar Wallace, che scrisse I quattro giusti e che è considerato l'ideatore del moderno thriller, e che non rispettò i canoni del giallo precedente ma li contaminò con elementi appartenenti all'avventura.

In Francia, intanto, Gaston Leroux, l'inventore del Fantasma dell'Opera di cui vi ho parlato qualche mese fa, crea il personaggio di Rouletabille, un giornalista dalla testa piccola e rotonda che a partire da Il Mistero della Camera Gialla del 1908 risolve casi con l'ausilio della logica. Tuttavia, dopo la prima indagine, i tono di successivi romanzi abbandonano gli elementi polizieschi per accenti più melodrammatici. Negli stessi anni appare un altra grande figura del giallo, il detective-ladro Arsène Lupin creato da Maurice Leblanc, a cui si lega la figura più oscura di Fantomas, il genio del male.

Fin qui ho parlato del cosiddetto ''giallo classico''. Ma a partire dagli anni venti nascono altri filoni del giallo, come l'Hard Boiled, nato in America ai tempi del Proibizionismo e della grande criminalità che ne seguì. In questo periodo hanno molto successo le riviste pulp, dove ad essere narrate sono storie non di inchieste ma piuttosto di violenza e poliziotti che sono assimilabili a criminali per i metodi che usano. Tra i più importanti autori, Dashiell Hammett e Raymond Chandler, il primo autore del Falcone Maltese, il secondo di Il grande sonno.

Alla scuola Hard Boiled si legano altri generi più vicini al giallo classico, come il noir, un genere dai tono cupi e angosciosi, come l'uomo solo in una metropoli corrotta. I libri noir, (che tra l'altro a me piacciono molto!) sono quindi impregnati di pessimismo. Oggi, il maggiore autore è l'americano James Ellroy, autore di The Black Dalia.

Negi ultimi anni un tipo di noir che sta riscuotendo molto successo è quello svedese, e questo a partire dalla
pubblicazione della trilogia Millennium di Stieg Larsson. Una delle particolarità dei polizieschi di questo paese sta nello stile, freddo, duro, distaccato quando racconta storie a volte disturbanti.

Vorrei finire parlandovi di un altro tipo di giallo che personalmente apprezzo tantissimo, che sta conoscendo un grande successo in questi anni, e cioè il giallo storico. Si tratta di storie ambientate in una data epoca storica, che può essere l'antico Egitto come il Medioevo o gli anni prima della rivoluzione francese, in cui alla risoluzione di un crimine si affianca una ricostruzione che, a seconda degli autori, è più o meno ben fatta. In particolare, si sono distinti Paul Doherty ed Ellis Peters, ma io amo molto anche il francese Jean François Parot, che con il suo Nicolas Lefloch ci racconta la Francia pochi anni prima la rivoluzione.

Ecco qui, spero che questo post vi piaccia! :)


martedì 3 dicembre 2013

Storia di un genere letterario: il romanzo d'avventura

Oggi vi racconto la storia del romanzo d'avventura!

Questo genere nasce nel XVIII secolo, ma come il romanzo autobiografico che conosciamo oggi ha degli antecedenti molto più antichi. Addirittura si può risalire all'Odissea e al viaggio di Ulisse , che comprende alcuni elementi del genere: il viaggio, l'incontro con altre culture, gli imprevisti che accadono al protagonista. Anche nel romanzo ellenistico sono presenti alcuni di questi temi, e questo perché si andava a cercare di soddisfare il gusto del meraviglioso dei lettori.

Chrètien de Troyes
Nel Medioevo il precursore del genere avventuroso si può trovare nei cicli epici cavallereschi, come quelli sui Cavalieri della Tavola Rotonda, scritto da Chrètien de Troyes, oppure la storia di Tristano e Isotta. Quest'ultima ha origini molto antiche, risalenti ad una leggenda celtica poi passata nella tradizione normanna e infine trascritta in epoca medievale da diversi autori, come Béroul, un giullare del XII, della cui versione ci rimangono dei frammenti, il chierico dello stesso periodo Tommaso d'Inghilterra, la poetessa francese Maria di Francia, e infine lo stesso Chrétien de Troyes, la cui versione è però andata perduta.
Altri esempi più tardi di scritti che anticipano il romanzo d'avventura sono L'Orlando Furioso e il Don Chisciotte di Cervantes.

Come spesso accade, il romanzo d'avventura vero e proprio nasce in Inghilterra, nel Settecento. Uno dei primi esempi è Robinson Crusoe di Daniel Defoe, dove il protagonista fa naufragio su un'isola disabitata e nella forma del diario racconta come è sopravvissuto ed è tornato alla civiltà (lasciando grande spazio alla riscoperta della Fede in Dio che avviene nel protagonista), I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, dove è ripreso il motivo del viaggio e del naufragio, e dove il protagonista scopre nuove civiltà. In questo romanzo è tuttavia fortemente presente la satira, poiché quelle nuove civiltà non sono altro che aspetti della società inglese che Swift critica ferocemente.
Sempre nel Settecento, per l'avvento dell'Illuminismo, il romanzo d'avventura entra il crisi, perché per criticare la società si preferisce il fantastico.

Jules Verne
La crisi finisce nell'Ottocento, quando i romantici, abitati dallo spirito d'avventura, riscoprono questo genere e lo intrecciano al neonato genere storico. In Ivanoe, lo scozzese Walter Scott non solo ci parla di quei cavalieri e di quell'etica cavalleresca che abbiamo già incontrato nelle storie medievali, ma anche delle loro peripezie, della loro lotta per tornare nelle grazie dei loro signori. Quando poi arrivò il movimento realista, il romanzo d'avventura cambiò, e si concentrò sull'eroe borghese che combatte per l'affermazione della sua classe sociale. Nello stesso secolo nascono anche due altri sottogeneri che discendono dal romanzo d'avventura: il poliziesco e il cosiddetto romanzo scientifico, anticipatore del romanzo di fantascienza portato al successo da Jules Verne, autore di Ventimila leghe sotto i mari o Viaggio al centro della Terra. Altri autori importanti tra Otto e Novencendo sono Robert Louis Stevenson, l'autore dell'Isola del Tesoro, ed Emilio Salgari, l'inventore di Sandokan.

Vorrei concludere facendo notare come, dalla sua invenzione, il pubblico a cui si rivolge il romanzo d'avventura sia cambiato, infatti, se prima ci si rivolgeva ad un pubblico adulto e borghese, oggi i romanzi d'avventura sono in particolare letti dai bambini e dai ragazzi, perché vengono considerati come dei classici della letteratura per l'infanzia.





 


martedì 26 novembre 2013

Storia di un genere letterario: la biografia

Ho deciso di inaugurare questa rubrica con il genere biografico. Ho fatto diverse ricerche...e ho scoperto tante cose!
La biografia è un genere molto antico, addirittura risale ai persiani, che raccontavano la storia dei loro re per esteso con digressioni moraleggianti. Tuttavia era molto presente l’elemento fantastico, e quindi non le si può considerare veridiche. Queste storie però influenzarono la letteratura greca, dove uno dei primi esempi sono i Memorabilia di Senofonte, scritti nel IV secolo a.C., che descrivono aneddoti e detti del filosofo Socrate, mentre in età ellenistica Satiro di Callati scrisse una Vita di Euripide della quale ci rimane un frammento. Dell’epoca romana, invece, sono autori come Plutarco, Tacito e Svetonio, il primo autore delle Vite Parallele, la biografia di 46 personaggi greci e romani, il secondo dell’Agricola, biografia del governatore della Britannia e genero Gneo Giulio Agricola, morto in circostanze misteriose sotto l’imperatore Domiziano, e il terzo autore delle Vite dei Cesari, sugli imperatori romani. Queste biografie non sono, però, come quelle moderne. Infatti si concentrano più che altro sui gesti, i vizi e le virtù del personaggio, e non sulla sua vita o per esempio la sua infanzia.

San Cipriano
Dopo l’antichità viene il medioevo, e anche questo periodo ha le sue biografie. Queste si concentrano sulle vite dei santi e dei martiri, e prendono il nome di Acta Martyrum, Atti dei Martiri. Descrivono i processi e la morte dei martiri cristiani, e sono suddivisi in Acta storici, contemporanei o leggermente più tardivi (questi ultimi sono spesso soggetti a revisione) alla data del martirio e più affidabili per gli studiosi, Acta romanzati, veri e propri romanzi ispirati a fatti reali ma con elementi non reali, e Acta di pura fantasia, romanzi di fantasia senza nessun fatto avvenuto storicamente. Il primo Acta conosciuto e una biografia di San Cipriano scritta da Ponzio di Cartagine. Non mancano però, alla fine del medioevo biografie di personaggi laici, come la Vita di Dante di Boccaccio.

Nel Rinascimento, con la riscoperta del mondo classico, ritornarono di gran moda le biografie latine, che poi ispirarono quelle scritte dai riformatori protestanti, come gli inglesi William Roper e George Cavendish, che scrissero di Tommaso Moro e Thomas Wolsey. In Italia, un’opera importantissima venne scritta da Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, tutt’oggi studiato in storia dell’arte nonostante a volte l’autore riporti soltanto quelle che noi oggi definiremmo delle notizie di gossip.


Izaak Walton
La biografia moderna nasce nel 1600 con l’inglese Izaak Walton, che, oltre che dei corsi sulla pesca, è anche l’autore di alcune corte biografie, che raccontano la vita di uomini come il poeta John Donne, lo scrittore Henry Wotton, il teologo Richard Hooker e il poeta e oratore George Herbert. Questi scritti sono considerati le prime biografie moderne perché a partire da loro si vede un nuovo rigorismo nella ricerca storica, e inoltre i personaggi raccontati diventano non solo figure importanti, ma anche criminali. Tuttavia queste opere si limitavano solo a raccontare gesti, e fu soltanto quando, durante il romanticismo, si svalutò gli aspetti esteriori che si cominciò ad indagare anche psicologicamente il soggetto della narrazione. Questo processo ha accompagnato il genere fino al Novecento e ad oggi. Si analizza di più il passato e la psicologia, grazie anche ai metodi della psicoanalisi, in modo da dare un’immagine molto più a 360° rispetto a prima, e si tende a realizzare delle biografie vicine alla monografia e alla saggistica.